Regata Storica

Curiosità

Regate moderne

Il 1841 può essere considerato l’anno di nascita delle regate moderne. Prima di questa data venivano organizzate occasionalmente come manifestazione di spettacolo, di potenza e di competizione per coronare le grandi solennità cittadine, gli ingressi solenni in Palazzo Ducale di dogi e Dogaresse, le elezioni dei Procuratori di San Marco, le visite di regnanti o ospiti illustri.
La gestione, a seconda dei casi, veniva affidata al privato o ad una Magistratura.

A partire dal 1841 la Congregazione Municipale di Venezia porge domanda alle autorità austriache perché venga effettuata annualmente una “corsa di barchette lungo il Canal Grande a cura e a spese del Comune per incoraggiare i gondolieri a mantenere in onore la decantata loro destrezza”.
La corsa non viene chiamata ancora “Regata” ma bensì “Corsa di barchette”; il termine “Regata” appare nel 1856, mentre quello di “Regata Storica” viene coniato per la prima volta nel 1899.
Durante il periodo fascista la Regata assume il nome di “Regata fascista”, “Grande Regata Storica” o “Grande Regata Storica Reale”.
Nel dopoguerra viene adottato il nome che ancor oggi la contraddistingue di “Regata Storica”.
La Regata è stata corsa anche…in trasferta. Il 22 giugno 1884, infatti, in occasione dell’esposizione generale italiana a Torino, la Regata venne riproposta sul fiume Po con la presenza di 4 bissone e con una gara di 9 gondolini a cui partecipano i campioni dell’ epoca (Zatta, Zanellato, Valesin, Corradini..). La gara venne vinta da Girolamo Valesin e Pietro Dorigo.

Percorso

E’ più o meno lo stesso da secoli: dal Paluo di sant’Antonio (oggi Giardini) si va in Canal Grande, si gira il paleto al rio della Crose e si torna alla Machina, allestita a Ca’ Foscari.

Solo durante il fascismo si muta il tragitto, spostando la Machina all’altezza della chiesa della Salute.

Numero dei gondolini

E’ cambiato varie volte. Nel 1841 le barche partecipanti sono state 8; nel 1843 si è passati a 7; dal 1844 al 1856 si è arrivati a 9; dal 1857 al 1874 si è ridiscesi a 7; dal 1875, infine, si è tornati, definitivamente, a 9.

Perché proprio 9 gondolini? “Difficile dare una risposta – afferma il cronista del Gazzettino in un articolo datato 1 settembre 1935 – qualcuno afferma perché 6 sono i sestieri e 3 le isole maggiori. Sarà davvero così?”

Colore dei gondolini

E’ per la prima volta in occasione della Regata del 1843 che si decide di dipingere le imbarcazioni in gara. I colori scelti sono il bianco, il blu, il canarino (giallo), il celeste, il cendrè (grigio), il rosa e il verde. A questi colori si aggiungeranno, alternandosi nel corso degli anni, l’arancio e il verde chiaro (nel 1844), il marrone e il viola (nel 1856), il solferino (in onore della vittoria degli italiani sugli austriaci nella II Guerra d’Indipendenza) nel 1866, il rosso nel 1872.

Dalla regata del 1892 i colori sono rimasti invariati: bianco, marrone, rosa, celeste, verde, viola, canarino, rosso, arancio.

L’unico colore sempre presente dal 1843 a oggi è il celeste.

E’ interessante notare cosa scrive  Il Gazzettino del 22-23 luglio 1952 sul colore dei gondolini :
“Se un gondolino fosse sempre rosso e verde si creerebbero sempre delle tradizioni, si parlerebbe di corsi e ricorsi.. Ogni tanti anni si direbbe è destino che vinca questo o quel colore, gli stessi regatanti ne verrebbero influenzati. Per evitare questi inconvenienti ogni gondolino viene ridipinto con un colore diverso da quello dell’anno precedente. Da tempo immemorabile questo artificio viene praticato con buona pace e soddisfazione dei regatanti e dei loro sostenitori.”

Disnar

Tradizione, oggi abbandonata, era quella di invitare tutti i partecipanti alla regata e le autorità ad una cena che si svolgeva il giovedì prima della gara.

Oltre all’aspetto ludico l’occasione  serviva ai gondolieri per chiedere al Sindaco amnistie e perdoni per eventuali infrazioni commesse durante l’anno.
Il giornale “L’Adriatico” del 28 giugno 1912 ne dà una perfetta descrizione anche storica:

“E fin dal principio adunque del secolo XIX i pranzi venivano offerti in antico saltuariamente o dalla Signoria o dai privati a quelli che correvano nelle regate, assunsero forma stabile, che poi passò in tradizione e col nome di disnar dei regatanti, venivano offerti dalla municipalità a quelli che, dopo la corsa dovevano diventare gli eroi del remo.
E siccome le regate si corsero sempre in giorno di domenica, nel giovedì precedente il Municipio invitava  a disnar i diciotto iscritti alla gara, i gondolieri di riserva, i quattro padrini e i poppieri delle bissone municipali, cui si aggiungevano le persone dal Comune preposte all’organizzazione della festa. I primi banchetti furono dati nelle trattorie più eccentriche della città e specialmente a S. Marta, a S. Margherita, a S. Pietro di Castello, a S. Giovanni in Bragora. Poi, progrediti i tempi, vennero scelte località più centrali ed ambienti di un grado superiore, finchè ai nostri giorni l’agape segue nelle trattorie più rinomate con un menù un po’ differente da quello semplice e schiettamente veneziano che veniva servito molti anni fa e che era costituito da risoto coi figadini, carne coi pevaroni, figà garbo e dolse in tortiera, polastro rosto co la salata, dolse e fruti.
Sarebbero interessanti la descrizione dei banchetti dei tempi passati, la narrazione degli episodi che vi succedevano, il resoconto delle discussioni d’indole tecnica che venivano impegnate fra i gondolieri, e risolte, nel massimo numero dei casi, dai padrini, le paci concluse con accompagnamento di baci ed abbracci fra gondolieri in disaccordo tra loro per questioni insorte al traghetto o in seno alla fragia del traghetto medesimo, le improvvisazioni poetiche più o meno estemporanee recitate dai regatanti più anziani e molti altri particolari interessantissimi.”

E’ da ricordare che il sindaco Riccardo Selvatico proprio a conclusione del disnar del 22 luglio1893 pronunciò quella che ancor oggi viene considerata una delle più belle poesie scritte sulla Regata.

Bandiere

La bandiera è sempre stato il simbolo di vittoria per i regatanti. In origine le bandiere, con legato un sacchetto di soldi, erano esposte in una rastrelliera al bordo della machina e dovevano essere strappate dal proviere o dal poppiere; quest’usanza durò sino alla fine dell’ottocento.
Le bandiere erano di colore rosso (per il primo arrivato), blu (per il secondo), verde (per il terzo), giallo (per il quarto).

Dopo l’unificazione esse diventarono in onore della bandiera italiana, rispettivamente, rossa (per il primo), bianca (per il secondo), verde (per il terzo), blu (per il quarto).

Testi: Giuseppe Monaro

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