Vianello Gianfranco Crea, il “Re del Remo” di Venezia racconta la Regata Storica

Come si impara a vogare? Nessuno te lo insegna, si monta in barca e si va. Per ore, ore, ore, e ancora ore. Per anni e anni. È tanto sudore, tanta fatica, tanta concentrazione, si voga con la testa, con le braccia, con l’esperienza, con il cuore. Si voga perché si rispetta, si ama Venezia, i suoi 1600 anni di storia, e la sua laguna. Si voga perché lo senti dentro, come un fuoco che non si spegne mai, neanche a 75 anni. Ancora oggi i suoi occhi sono lo specchio di quell’ardore, di quella furia di prendere il remo e andare a conquistare il primo posto. Per essere il “Re del remo”, il principe di Venezia. Vianello Gianfranco Crea non tocca più un remo dal 1996, dalla sua ultima Regata Storica: un addio lungo 25 anni, perché bisogna anche sapere quando fermarsi. Lui che ha vinto tutto, che ha collezionato decine di bandiere, che tra il 1977 e il 1983, in coppia con Palmiro Fongher, ha fatto sognare la città infilando con il suo gondolino sette vittorie consecutivamente. Lui che ha imparato a vogare forse prima di parlare, con quell’amore trasmesso da intere generazioni.

“Mio nonno, tutti i fratelli di mio nonno, tutti i figli dei fratelli di mio nonno, i figli di mio nonno, tutti vogavano – ricorda Crea – eravamo una dinastia. All’epoca, la Regata Storica era quasi una questione di vita o di morte, sicuramente di immagine. Le regate erano la manifestazione della maniera del vivere a Venezia e purtroppo oggigiorno non è più così. I tempi sono cambiati e l’avvento del motore ha dirottato gli interessi dei giovani verso un altro modo di vivere la laguna. Peccato perché vogare è un’arte e fa parte della cultura millenaria veneziana”.

Una manifestazione che si è evoluta nel tempo, ma che esiste fin dal 1300. Pur cambiando negli anni varie volte denominazione (Regata, Regata veneziana, Regata reale, Regata fascista, Regata storica) l’appuntamento resta ancora oggi di gran lunga il più prestigioso evento a Venezia, che si svolge ogni anno la prima domenica di settembre, in Canal Grande.

“Il boom della Regata è arrivato verso gli anni ‘30 ed è durato fino agli anni ‘80, perché la manifestazione è diventata popolare e ha avuto uno sviluppo enorme, coinvolgendo tutta la popolazione – racconta – Se vincevi una Regata Storica negli anni ‘40, ‘50 e ‘60 eri trattato come un principe, i premi erano ambiti e ognuno cercava di dare il meglio attraverso ore e ore di preparazione tecnico-culturale per “fregare” gli altri. Ma la Storica nasce centinaia di anni fa, solo che prima era monopolio dei patrizi veneziani e dei gondolieri, poi quando è stata fondata la cooperativa Manin che ha riunito tutti i gondolieri in stazi allora in quel momento c’è stata la corsa a sviluppare la migliore tecnica. La Regata è stata aperta alle isole, a Pellestrina, Burano, a Treporti, che hanno aggiunto il loro modo di vogare e la loro diversa cultura”.

Crea ha vinto tredici volte l’ambita bandiera rossa che viene consegnata alla coppia che si aggiudica il primo posto. E a pochi giorni dall’appuntamento, domenica 5 settembre, Gianfranco Crea si abbandona ai ricordi di un glorioso passato.

“L’edizione più importante per me è stata l’anno in cui io e Palmiro Fongher siamo stati incoronati “Re del remo”, nel 1981, secondo l’antica tradizione che a chi vince consecutivamente cinque Regate Storiche viene consegnata la corona di alloro – spiega – quella è stata una bella soddisfazione. All’epoca, i miei zii che erano già in età avanzata mi dissero che “era la ciliegina che mancava alla nostra famiglia”. È un titolo che resta, una bella cosa della mia vita”.

Per vincere la Regata Storica serve tutto: tecnica, potenza ed esperienza. “Ho sempre detto che la voga veneziana è una questione culturale, non sportiva – afferma il campione – devi vogare per 40 lunghi minuti e usare la testa per ottenere il minimo sforzo con il massimo rendimento”. Gli avversari più forti? “Ho avuto rispetto di tutti e mi sono scontrato con tutti – ricorda – Sergio Tagliapietra “Ciaci” ha dato la vita per le regate, a lui tanto di cappello. Ma poi c’erano anche “Strigheta” e i due fratelli Fongher, tutti bravissimi”.

Le barche nella competizione giocano un ruolo essenziale e raccontano l’essenza stessa di Venezia. “Prima si sfidavano solo gondole e gondolini poi sono state introdotte le altre imbarcazioni – spiega – il gondolino è l’imbarcazione più raffinata e la più tecnica da vogare, quindi riservata ai campioni che hanno fatto gavetta, una barca proprio da tecnici. Il gondolino è una barca che una volta i veneziani usavano per andare a prendere il fresco in laguna e tutti gli squeri si facevano la guerra tra di loro per chi realizzava il gondolino più bello. Alle donne sono affidate le mascarete, una sorta di sandolini, le barche leggere dei pescatori di Burano e Pellestrina che venivano usate per andare di corsa al mattino presto al mercato di Rialto. Poi ci sono le caorline, le barche degli ortolani e dei pescatori, che si vogavano a 4 o 6 remi, che servivano a pescare, a portare in giro la verdura ma dove si dormiva anche all’interno. E infine i pupparini, su cui un tempo i patrizi veneziani andavano a caccia nelle barene come si vede anche nei quadri di Carpaccio, quindi la barca è affilata, è bella e difficile da costruire e venivano realizzata negli squeri cosiddetti da sottil”.

Ma il nome di Crea da tanto tempo è anche legato indissolubilmente al suo lavoro di Maestro d’ascia e al cantiere nautico, che ha sede nell’isola della Giudecca, dove ogni giorno la ricerca della perfezione e l’amore per la laguna portano a progettare e realizzare barche tipiche veneziane e restaurare barche d’epoca. Da qui escono le gondole veneziane, il simbolo per eccellenza di Venezia. “Siamo rimasti in tre cantieri in tutto il mondo a fare la gondola, che è la barca più difficile da realizzare, ha coefficienti di costruzione altissimi, perché è un connubio tra lo squerarolo e il gondoliere, devi sentirti coinvolto nel suo lavoro, sapere quanto pesa, in quali canali gira, perché non tutti sono uguali – spiega –  c’è tutta Venezia nella gondola, sei mestieri che rappresentano l’artigianato nostro: i remeri, i fabbri, gli intagliatori, i tappezzieri, i falegnami e per ultimo chi la fa”.

Spirito libero e indipendente, Crea da giovane ha lavorato per qualche anno come gondoliere e ha passato 18 anni della sua vita in laguna a pescare, attratto dall’ambiente che lo circondava.

Fino al ‘65 la laguna era pressoché intatta, c’erano migliaia di pesci di ogni specie, ma quando ho capito che l’inquinamento non si sarebbe fermato e vedevo le morie di pesci allora mi sono spaventato e ho pensato che non avrei più potuto vivere di quel lavoro – ricorda – Sono ritornato a scuola e all’inizio degli anni ‘80 sono diventato Maestro d’ascia”.

E a 75 anni lavora ancora tutto il giorno con passione, anche se la richiesta di costruire barche in legno negli ultimi anni si è drasticamente ridotta a favore dei natanti in plastica.

Il mio amico Ciaci diceva che “il segreto di vogare è vogare”. Ai giovani dico che bisogna andare in barca e vogare, la barca ti porta ma tu devi vogare per ore e per anni – conclude – da ragazzino mi dicevano “Visto che dovrai lavorare ti conviene sceglierti un lavoro che ti piace e divertirti lavorando” e io così ho fatto. Ai giovani auguro la stessa cosa”.

Fonte Ufficio Stampa Venezia 1600

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